Coltivare la mentalità dell’apprezzamento

Ogni volta che ci troviamo di fronte a un bisogno di cambiamento, che si tratti della sfera personale o relazionale o lavorativa, tendiamo a focalizzarci sul problema, sulle sue cause e sulle possibili soluzioni.

L’orientamento al problem solving è una soft skill che abbiamo allenato nelle nostre aziende tanto da venire apprezzata sia in fase di selezione che nel corso dell’intera carriera. Il rischio che corre un problem solver è quello di diventare esperto del problema e di non dare abbastanza valore a tutto il resto che invece funziona benissimo.

E se tra le soft skills auspicate tra i nostri collaboratori ci fosse la propensione all’apprezzamento di ciò che funziona, invece che focalizzarsi su ciò che non funziona?

E se educassimo i nostri collaboratori e perfino i nostri figli ad avere una mentalità dell’apprezzamento?

Con questa nuova prospettiva davanti a un obiettivo di miglioramento l’energia e l’attenzione si focalizzerebbero su ciò che sta funzionando bene, trovando ogni modo per espanderlo e replicando l’approccio costruttivo.

L’allenamento a vedere il bello e il buono nelle diverse situazioni, anche le più critiche, coltiva la speranza e aiuta a costruire i futuri possibili concentrandoci sulle risorse che abbiamo.

Quando questa nuova mentalità dell’apprezzamento viene coltivata in un team l’effetto potenziante si moltiplica, fondendo insieme le forze per progettare insieme, co-creando e contribuendo a far accadere il cambiamento desiderato.

Antonella Vecchi

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